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ISSN 1970-7932

Associazione Thomas International
Anno I - Num. 1 - Settembre 2006 
     
 

Convegni

Gli animali e la giustizia loro dovuta

 

 

Il 17 Maggio 2006, nell’Aula Magna della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, si è tenuto il Secondo Convegno su Gli animali e la giustizia loro dovuta, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Comunale di Palermo. Il convegno, presentato dal Preside della Facoltà Giovanni Ruffino, ha ospitato interventi di Tom Regan, Roberto Marchesini, Enrico Moriconi, Alessandro Arrigoni e Giuseppe Apprendi, ed è stato coordinato da Giuseppe Modica, in qualità di Presidente del Corso di Laurea in Filosofia e Scienze Etiche.

 

Tom Regan, uno dei più importanti studiosi del mondo dei diritti animali, ha sostenuto che la maggior parte dei diritti assegnati all’uomo possono essere assegnati anche agli animali. Con tono chiaro e moderato, Regan ha implicitamente riconosciuto una superiorità dell’uomo sugli animali ma senza negare che gli animali abbiano dei diritti, centrando così il vero argomento del convegno. Regan ha spiegato che diritti/valori tra i più importanti come il diritto alla vita, il diritto alla libertà, il bene pubblico ed il valore della cultura, sono trasferibili al mondo animale. Ha anche detto che molti dei pregiudizi che l’uomo possiede nei confronti degli animali sono infondati.

 

In seguito, Enrico Moriconi ha affermato che sia gli esseri umani sia gli esseri animali, essendo biologicamente affini, devono essere analoghi anche nella psiche. Il risultato, secondo Moriconi, è che uomini e animali, in qualità di soggetti senzienti, hanno una struttura psicologica simile (per quanto quella animale sia meno complessa) e dunque hanno entrambi il diritto a non soffrire.

 

Marchesini, un animalista appassionato, ha espresso idee molto radicali, affermando che tra l’uomo e l’animale non può esservi competizione, come se l’uno dovesse essere necessariamente migliore dell’altro, dal momento che essi sono, almeno in teoria, differenti, e quindi a rigore nemmeno paragonabili. L’uomo ha sviluppato braccia e gambe, mani con pollici opponibili, mentre ad esempio i volatili hanno sviluppato ali e ossa cave, penne e quel che serve loro per librarsi nell’aria. L’idea che l’uomo sia superiore agli altri esseri viventi sarebbe solo il frutto dell’antropocentrismo. Piuttosto, Marchesini suggerisce di porsi in ascolto del mondo animale, per apprenderne il linguaggio e la ricchezza ontologica. Da questa scuola l’uomo può trarre solo progresso e non regresso.

 

Infine Arrigoni ha ribadito alcune idee già sostenute dai precedenti relatori, pungolando i sentimenti dell’uditorio tramite la proiezione di alcune diapositive di una spiaggia animalista, il Bau Beach, in cui animali e uomini sperimentano una condivisione ludica e di riposo.

 

Tutti i relatori hanno sottinteso che l’uomo, in quanto tale, possiede dei diritti che possono essere riconosciuti anche agli animali, ma non è stato precisato perché l’ uomo abbia tali diritti.

 

Si può dire, in effetti, che la dignità è ciò che rende l’uomo titolare dei suoi diritti. Questa stessa dignità rende l’uomo superiore agli animali, come dimostra il fatto che è l’uomo che si preoccupa di rispettare i diritti degli animali e non sono questi a preoccuparsi dei diritti umani o anche solo dei loro stessi diritti di animali (di cui, tra l’altro, essi non hanno consapevolezza alcuna).

 

A queste osservazioni, che sono scaturite durante il dibattito, Marchesini ha risposto ammettendo che l’uomo è superiore, ma solo, per così dire, affinché possa ritenersi pari in dignità agli altri animali. La domanda da porsi, tuttavia, è: se un uomo si considerasse pari a un animale, potrebbe ancora conservare la sua specifica dignità umana e interessarsi, come di fatto fa, dei diritti delle altre specie?

 

Un segnale indicativo delle difficoltà dell’animalismo viene proprio dall’idea del Bau Beach. Durante la proiezione delle diapositive, Arrigoni ha citato l’episodio di una bambina aggredita da un cane, affermando, sorprendentemente, che la causa delle aggressioni di bambini da parte dei cani è quasi sempre dovuta a un’incomprensione tra il cane e i bambini, incomprensione di cui sarebbero responsabili anche i bambini. Ma, ci chiediamo, non si tratta qui di un modo un po’ maldestro di giustificare la pericolosità di un luogo in cui la promiscuità uomo-animale non rispetta le differenze? In questa spiaggia, gli animali sono liberi di fare quello che “vogliono” (sempre che sia adatto un tale verbo per esprimere le azioni di un animale), tranne che entrare nel ristorante, perché, come ha riconosciuto lo stesso Arrigoni, “ciò creerebbe dei problemi”. Ora, però, se gli animali non rispettano l’educazione minima al ristorante, e se gli animali non sono sempre in grado di stare nello stesso posto degli uomini, allora, forse, occorre riconoscere che rimangono differenze rilevanti.

 

 

Giovanni Tomaselli

 
     
     
 
 
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