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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 93

Sulla legge eterna

ARTICOLO 2

 

La legge eterna è a tutti nota?

 

 

Circa il secondo punto procediamo così. Sembra che la legge eterna non sia a tutti nota. Perché, come dice l’Apostolo nella Prima Lettera ai Corinti (2, 11), «le cose che sono di Dio, nessuno le sa se non lo Spirito di Dio». Ma la legge eterna è una ragione esistente nella mente di Dio. Dunque è ignota a tutti, tranne che a Dio.

 

2. Inoltre, come dice Agostino nel primo libro del De Libero Arbitrio (c.6): «La legge eterna è quella secondo la quale è giusto che tutte le cose siano in massimo grado ordinate». Ma non tutti conoscono in che modo le cose siano in massimo grado ordinate. Dunque, non tutti conoscono la legge eterna.

 

3. Inoltre, Agostino dice, nel De Vera Religione (c.31), che «la legge eterna è quella della quale gli uomini non possono giudicare». Ma, come viene detto nel primo libro dell’Etica Nicomachea (c.3), «ciascuno giudica bene le cose che conosce». Dunque, la legge eterna non è a tutti nota.

 

Ma di contro vi è quello che dice Agostino nel primo libro del De Libero Arbitrio (c.6): «La nozione della legge eterna è impressa in noi».

 

Rispondo dicendo che in due modi una cosa può essere conosciuta: in un modo, in se stessa; in un altro modo, nel suo effetto, nel quale si trova una certa somiglianza: ad esempio, chi non vede il sole nella sua sostanza, può vederlo nella sua irradiazione. Così, dunque, si deve dire che nessuno può conoscere la legge eterna secondo ciò che è in se stessa, se non soltanto i beati, che vedono Dio per essenza. Ma ogni creatura razionale conosce la legge eterna, più o meno, nella sua irradiazione. Infatti ogni conoscenza della verità è una certa irradiazione e partecipazione della legge eterna, che è verità immutabile, come dice Agostino nel De Vera Religione (c. 31). Ora, tutti conoscono in qualche modo la verità, almeno nei principi comuni della legge naturale. Di questa conoscenza della verità alcuni partecipano di più, altri partecipano di meno, e per questo anche la legge eterna conoscono in misura maggiore o minore.

 

Risposta al primo argomento: quelle cose che sono di Dio, non possono essere conosciute da noi in se stesse, ma tuttavia nei loro effetti a noi si manifestano, secondo quanto è scritto nella Lettera ai Romani (1, 20): «Le perfezioni invisibili di Dio, attraverso le cose fatte, comprese, divengono visibili».

 

Risposta al secondo argomento: sebbene ciascuno conosca la legge eterna secondo la propria capacità, nel modo in cui è stato detto prima, tuttavia nessuno la può comprendere: infatti non può manifestarsi totalmente attraverso i suoi effetti. E perciò non è necessario che chiunque conosca la legge eterna nel modo prima detto, conosca tutto l’ordine delle cose, grazie al quale esse sono in massimo grado ordinate.

 

Risposta al terzo argomento: giudicare di qualcosa può essere inteso in due maniere. In un modo, come una facoltà conoscitiva discerne il proprio oggetto, secondo quanto è scritto nel Libro di Giobbe (12, 11): «Non discerne forse l’orecchio le parole, come il palato di chi magia il sapore?». E in base a questo tipo di giudizio, il Filosofo dice che «ciascuno giudica bene le cose che conosce», cioè giudica se è vero ciò che gli viene proposto. In altro modo, giudicare qualcosa può esser inteso come il giudicare del superiore circa l’inferiore mediante un giudizio pratico, cioè giudicare se deve comportarsi così o no. E in questo modo nessuno può giudicare la legge eterna.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova