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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 91

Le diverse leggi

ARTICOLO 2

 

Esiste in noi una legge naturale?

 

 

Circa il secondo punto procediamo così. Sembra che non vi sia in noi alcuna legge naturale. In maniera sufficiente infatti l’uomo viene governato attraverso la legge eterna: dice infatti Agostino nel primo libro del De Libero Arbitrio (c.6): «La legge eterna è quella che con giustizia fa in modo che tutte le cose siano ordinate in massimo grado». Ma la natura non abbonda nel superfluo così come non manca del necessario. Dunque non vi è nell’uomo alcuna legge naturale.

 

2. Inoltre, attraverso la legge l’uomo nei suoi atti è ordinato al fine, come sopra è stato stabilito (q.90, a.2). Ma l’ordinare gli atti umani al fine non avviene per natura, così come accade nelle creature prive di ragione, che agiscono in vista del fine solo sulla base dell’appetito naturale, ma l’uomo agisce in vista del fine mediante la ragione e la volontà. Dunque, non vi è nell’uomo alcuna legge naturale.

 

3. Inoltre, quanto più qualcuno è libero, tanto meno è soggetto alla legge. Ma l’uomo è più libero di tutti gli animali, a causa del libero arbitrio, che egli possiede diversamente dagli altri animali. Non essendo perciò gli altri animali soggetti alla legge naturale, nemmeno l’uomo è soggetto ad alcuna legge naturale.

 

Ma di contro vi è ciò che, a proposito di quel passo della Lettera ai Romani in cui leggiamo «Quando i gentili, che non hanno legge, naturalmente fanno quelle cose che sono della legge…», dice la Glossa: «Sebbene non abbiano la legge scritta hanno tuttavia la legge naturale, mediante la quale chiunque comprende che cosa è bene e che cosa è male e ne è consapevole».

 

Rispondo dicendo che, come sopra è stato detto (q. 90, a. 1), la legge, essendo regola e misura, in due modi può essere in qualcuno: in un modo come in ciò che regola e misura; in un altro modo come in ciò che è regolato e misurato, poiché nella misura in cui qualcosa partecipa della regola o della misura, così è regolata o misurata. Quindi, poiché tutte le cose che sono soggette alla divina provvidenza sono regolate e misurate dalla legge eterna, come emerge dalle cose dette (art. 1), è manifesto che tutte le cose partecipano più o meno della legge eterna, nella misura in cui cioè dal suo influsso ricevono inclinazioni ai propri atti e ai propri fini. Ora, tra tutti gli altri esseri, la creatura ragionevole in maniera più eccellente è soggetta alla divina provvidenza, nella misura in cui essa stessa è partecipe della provvidenza, provvedendo a se stessa e agli altri. Quindi, in essa stessa ha parte la ragione eterna, attraverso la quale essa ha una naturale inclinazione a ciò che si deve fare e al fine. E tale partecipazione della legge eterna nella creatura razionale è detta legge naturale. Quindi, quando il salmista (Salmo 4, 6) aveva detto: «Offrite sacrificio di giustizia», quasi riferendosi a coloro che domandano quali siano le opere delle giustizia, aggiunge: «Molti dicono: chi ci mostra il bene?» e, rispondendo a questo quesito, dice: «È impressa su di noi la luce del tuo volto, Signore», come se la luce della ragione naturale, grazie alla quale discerniamo che cosa sia bene e cosa male e che appartiene alla legge naturale, non fosse nient’altro che un’impronta della luce divina in noi. Quindi emerge che la legge naturale non è nient’altro che la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale.

 

Risposta al primo argomento: quel ragionamento sarebbe giusto se la legge naturale fosse qualcosa di diverso dalla legge eterna. Essa invece, come è stato detto, non è che una sua partecipazione.

 

Risposta al secondo argomento: ogni opera della ragione e della volontà deriva in noi da ciò che è secondo natura, come sopra è stato stabilito (q. 10, a. 1).: infatti ogni ragionamento deriva da principi noti per natura e ogni desiderio delle cose che sono in vista del fine deriva dal naturale desiderio del fine ultimo. E così è anche necessario che il primo orientamento al fine dei nostri atti avvenga mediante la legge naturale.

 

Risposta al terzo argomento: anche gli animali privi di ragione partecipano, a loro modo, della ragione eterna, così come la creatura razionale. Ma, poiché la creatura razionale  partecipa di essa mediante l’intelletto e la ragione, perciò la partecipazione della legge eterna nella creatura razionale è detta legge in senso proprio: infatti la legge è qualcosa che appartiene alla ragione, come è stato detto sopra (q. 90, a. 1). Ora, la creatura priva di ragione non partecipa mediante la ragione, quindi la partecipazione che la riguarda non può essere detta legge se non per similitudine.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova