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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 93

Sulla legge eterna

ARTICOLO 6

 

Tutte le cose umane sono soggette alla legge eterna?

 

 

Circa il sesto punto procediamo così. Sembra che non tutte le cose umane siano soggette alla legge eterna. Dice infatti l’Apostolo, nella Lettera ai Galati (5, 18): «Se vi lascerete guidare dallo Spirito, non sarete sotto la legge». Ma gli uomini giusti, che sono per adozione figli di Dio, sono guidati dallo Spirito di Dio, secondo quanto si legge nella Lettera ai Romani (8, 14): «Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio». Dunque, non tutti sono sotto la legge eterna.

 

2. Inoltre, l’Apostolo dice, nella Lettera ai Romani (8, 7): «La prudenza della carne è nemica di Dio, perché non è a Dio soggetta». Ma in molti uomini domina la prudenza della carne. Dunque, alla legge eterna, che è legge di Dio, non sono soggetti tutti gli uomini.

 

3. Inoltre, Agostino dice nel primo libro del De Libero Arbitrio (c. 6), che «la legge eterna è quella che ai malvagi fa meritare la dannazione, agli uomini buoni la vita beata». Ma gli uomini che sono già beati, o già dannati, non sono nello stato di potere meritare. Dunque non sono sottoposti alla legge eterna.

 

Ma di contro vi è quello che Agostino dice nel De Civitate Dei (19, c. 6): «In nessuno modo qualcosa, di ciò che la pace universale governa, può sottrarsi alle leggi del Creatore e Ordinatore supremo».

 

Rispondo dicendo che in due modi una cosa può essere soggetta alla legge eterna, come emerge dalle cose dette prima (a.5): in un modo nella misura in cui la legge eterna viene partecipata attraverso la conoscenza; in altro modo, attraverso le azioni e le passioni, in quanto la legge eterna è partecipata al modo di un interno principio motore. E in questo secondo modo sono soggette alla legge eterna la creature prive di ragione, come è stato detto. Ma poiché la natura razionale, insieme a quello che ha in comune con tutte le creature, ha qualcosa di suo proprio in quanto è appunto razionale, perciò in entrambi i modi è soggetta alla legge eterna: perché sia ha in qualche modo la nozione della legge eterna, come sopra è stato detto (a. 2), sia in ogni creatura razionale esiste una inclinazione naturale verso ciò che è conforme alla legge eterna; infatti «siamo per natura portati ad avere la virtù», come si dice nel secondo libro dell’Etica Nicomachea (c. 1).
Tuttavia entrambi questi modi sono imperfetti e in qualche modo corrotti nei malvagi; in costoro anche l’inclinazione naturale alla virtù è depravata dal costume vizioso; e anche la stessa conoscenza naturale del bene in loro è ottenebrata dalle passioni e dal costume proprio dei peccatori. Negli uomini buoni invece i due influssi si trovano più perfetti: perché sia alla conoscenza naturale del bene si aggiunge in essi la conoscenza delle fede e della sapienza, sia alla naturale inclinazione al bene si aggiunge in essi il movente della grazia e della virtù.
Così dunque gli uomini buoni sono perfettamente sottoposti alla legge eterna, perché agiscono sempre secondo essa. Invece i malvagi sono in un cero modo soggetti, ma in modo imperfetto rispetto alle loro azioni, poiché in maniera imperfetta conoscono e in maniera imperfetta inclinano al bene: ma quanto manca nelle azioni viene compensato dalle passioni, perché essi patiscono il dettame della legge eterna su di loro, nella misura in cui mancano di fare ciò che è conforme alla legge eterna. Di conseguenza Agostino dice, nel primo libro del De Libero Arbitrio (c. 15): «Ritengo che i giusti agiscano sotto la legge eterna». E nel De Catechizandis Rudibus (c. 18) dice che «Dio ha saputo disporre le parti più basse del creato con appropriatissime leggi come giusta punizione delle anime che lo abbandonano».

 

Risposta al primo argomento: quella parola dell’Apostolo può essere compresa in due modi. In un modo, nel senso che si considera sotto la legge quello che contro voglia è sottomesso alle obbligazioni della legge, come se si trattasse di un peso. Da cui la Glossa nello stesso luogo dice che «sotto la legge è colui che, per timore del supplizio che la legge minaccia, e non per amore della giustizia, si astiene dalle opere cattive».E non in questo modo gli uomini spirituali sono sotto la legge: mediante la carità che lo Spirito Santo infonde nei loro cuori, essi volontariamente compiono ciò che è secondo la legge. – Ora, in altro modo può essere compresa quella parola, nella misura in cui le opere dell’uomo che è mosso ad agire dallo Spirito, sono dette opere dello Spirito Santo più che di quell’uomo. Conseguentemente, non essendo lo Spirito Santo sotto la legge, così non lo è il Figlio, come sopra è stato detto (a. 4); ne segue che codeste opere, nella misura in cui sono dello Spirito Santo, non sono sotto la legge. E ciò è attestato anche dalle parole dell’Apostolo, nella Seconda Lettera ai Corinti (3, 17): «Dove è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà».

 

Risposta al secondo argomento: la prudenza della carne non può essere soggetta alla legge di Dio nell’azione: perché inclina ad azioni contrarie alla legge di Dio. È soggetta tuttavia alla legge di Dio nella passione: perché merita di patire una pena secondo la legge della divina giustizia. – Tuttavia in nessun uomo la prudenza della carne domina al punto da distruggere totalmente la bontà naturale. E perciò rimane nell’uomo un’inclinazione a compiere quelle cose che sono della legge eterna. È stato infatti stabilito sopra (q. 85, a. 2) che il peccato non elimina del tutto la bontà naturale.

 

Risposta al terzo argomento: ciò grazie alla quale una cosa si conserva per il fine è la stessa cui anche è mossa verso il fine: così un corpo pesante per la gravità giace in basso e per essa anche è mossa verso tale luogo. E così si deve dire che, così come secondo la legge eterna qualcuno merita la beatitudine o la dannazione, allo stesso modo per la medesima legge si conserva nella beatitudine o nella dannazione. E per questo sia i beati sia i dannati sono soggetti alla legge eterna.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova