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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 100

Sui precetti morali

ARTICOLO 2

 

I precetti morali della legge antica riguardano gli atti di tutte le virtù?

 

 

Circa il secondo punto procediamo così. Sembra che i precetti morali della legge non riguardino tutte le virtù. Infatti, l’osservanza dei precetti della legge antica viene chiamata giustificazione, secondo l’espressione del Salmo 188 (8): «Custodirò le tue giustificazioni». Ma la giustificazione è esecuzione della giustizia. Dunque i precetti morali riguardano solo gli atti di giustizia.

 

2. Inoltre, ciò che cade sotto il precetto ha la natura di cosa dovuta. Ma la nozione di cosa dovuta non riguarda altre virtù che la giustizia il cui atto proprio è rendere a ciascuno quanto a lui è dovuto. Dunque i precetti della legge morale non riguardano gli atti delle altre virtù, ma solo gli atti della giustizia.

 

3. Inoltre, ogni legge è stabilita per il bene comune, come dice Isidoro (2 Etymol. c. 10; 5, c. 21). Ma tra le virtù la sola giustizia riguarda il bene comune, come dice il Filosofo nel quinto libro dell’Etica Nicomachea (c. 1). Dunque i precetti morali riguardano solo gli atti di giustizia.

 

Ma di contro vi è ciò che dice Ambrogio (De Paradiso, c. 8): «Il peccato è trasgressione della legge divina e disobbedienza ai comandamenti celesti». Ma i peccati si oppongono a tutti gli atti di virtù. Dunque la legge divina ha il compito di ordinare gli atti di tutte le virtù.

 

Rispondo dicendo che, essendo i precetti della legge ordinati al bene comune, come sopra è stato detto (q. 90, a.2), è necessario che i precetti della legge siano diversificati in base a diversi tipi di comunità; quindi, il Filosofo, nella sua Politica (4, c. 1), insegna che è necessario stabilire in una comunità politica governata da un re certe leggi e certe altre nella comunità che è governata dal popolo, o da alcuni potenti. Ora, la struttura della comunità cui è ordinata la legge umana è diversa da quella cui è ordinata la legge divina. Infatti la legge umana è ordinata alla società civile, che è la comunità degli uomini tra loro. Gli uomini, poi, sono ordinati tra loro attraverso atti esterni con i quali comunicano insieme. E tale comunicazione ha la natura di giustizia che ha propriamente il compito di dirigere la comunità umana. E perciò la legge umana non presenta atti se non di giustizia; se ordina atti di altre virtù, ciò non si verifica se non in quanto questi atti assumono la natura di giustizia, come emerge dal quinto libro dell’Etica Nicomachea (c. 1).
Ma la comunità cui ordina la legge divina, è la società degli uomini con Dio, o nella vita presente o in quella futura. E perciò la legge divina presenta precetti su tutte quelle cose attraverso le quali gli uomini sono ben ordinati alla comunicazione con Dio. Ora, l’uomo si congiunge a Dio con la ragione, ossia con la mente, nella quale è l’immagine di Dio. E perciò la legge divina presenta precetti su tutte quelle cose attraverso le quali la ragione dell’uomo è ben ordinata. E questo avviene attraverso gli atti di tutte le virtù: le virtù intellettuali ordinano bene gli atti della ragione in se stessi; le virtù morali, invece, ordinano bene gli atti della ragione in rapporto alle passioni interne ed alle azioni esterne. E perciò è chiaro che la legge divina in modo opportuno presenta precetti sugli atti di tutte le virtù. Alcuni atti, tuttavia, senza i quali non sarebbe possibile osservare l’ordine della virtù che è l’ordine della ragione, cadono sotto l’obbligo del precetto; altri, invece, che contribuiscono alla virtù perfetta, cadono sotto l’ammonimento del consiglio.

 

Risposta al primo argomento: l’osservanza dei comandamenti della legge che vertono sugli atti delle altre virtù ha la natura di giustificazione, in quanto è giusto che l’uomo obbedisca a Dio; oppure anche in quanto è giusto che tutte le cose umane siano sottoposte alla ragione.

 

Risposta al secondo argomento: la giustizia propriamente detta considera il debito di un uomo in rapporto a un altro uomo. Ma in tutte le altre virtù si considera il debito delle facoltà inferiori degli uomini rispetto alla ragione. E a proposito della natura di questo debito il Filosofo fa riferimento, nel quinto libro dell’Etica Nicomachea (c. 11), ad una certa giustizia metaforica.

 

Riguardo al terzo argomento la risposta emerge da quelle cose che sono state dette a proposito dei diversi tipi di comunità.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova