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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 100

Sui precetti morali

ARTICOLO 1

 

Tutti i precetti morali della legge antica rientrano nella legge naturale?

 

 

Circa il primo punto procediamo così. Sembra che non tutti i precetti morali della legge antica rientrino nella legge naturale. Dice infatti il Siracide (17, 9): «Diede inoltre loro una disciplina e fece loro ereditare una legge di vita». Ma la disciplina è il contrario della legge naturale, perché la legge naturale non si impara ma si ha per istinto naturale dunque non tutti i precetti morali della legge antica rientrano nella legge naturale.

 

2. Inoltre, la legge divina è più perfetta di quella umana. Ma la legge umana aggiunge alcune cose ai buoni costumi che riguardano le disposizioni della legge di natura. E ciò emerge dal fatto che la legge di natura è la stessa presso tutti gli uomini, mentre tali determinazioni dei costumi sono diverse presso i diversi popoli. Dunque, molto di più la legge divina deve aggiungere rispetto alla legge naturale alcune cose ai buoni costumi.

 

3. Inoltre, così come la ragione naturale induce ai buoni costumi, così anche la fede; e perciò si  dice nella Lettera ai Galati (5, 6): «la fede opera per mezzo della carità». Ma la fede non rientra nella legge naturale, perché le cose di fede superano la ragione naturale. Dunque, non tutti i precetti morali della legge antica rientrano nella legge naturale.

 

Ma di contro vi è ciò che l’Apostolo dice nella Lettera ai Romani (2, 14): « i Gentili, che non hanno legge, per natura fanno quelle cose che sono della legge».

 

Rispondo dicendo che i precetti morali, distinti da quelli cerimoniali e da quelli giudiziali, hanno per oggetto quelle cose che in se stesse riguardano i buoni costumi. Ora, poiché i costumi umani sono giudicati in rapporto alla ragione, che è il principio proprio degli atti umani, sono detti buoni quei costumi che concordano con la ragione, cattivi, invece, quelli che discordano da essa. Ma come ogni giudizio della ragione speculativa procede dalla naturale conoscenza dei principi primi, così anche ogni giudizio della ragione pratica procede da quei principi che sono conosciuti naturalmente (q. 94, aa. 2, 4), come sopra è stato detto. E da questi, però, procede in vari modi nel giudicare cose diverse. Ci sono infatti tra gli atti umani delle cose talmente esplicite che subito, con una piccola riflessione, si possono approvare o disapprovare in base a qui tali principi primi e universali. Ci sono invece altre cose che richiedono un’ampia riflessione nelle diverse circostanze e una attenta considerazione di queste cose non è propria di chiunque, ma del sapiente: così considerare le particolari conclusioni delle scienze non è propria di tutti, ma solo dei filosofi. Ci sono poi delle cose per giudicare le quali l’uomo ha bisogno di essere aiutato dagli insegnamenti divini: così avviene per le cose della fede.
Se dunque emerge che, siccome i precetti morali vertono sulle cose che riguardano i buoni costumi, queste cose sono quelle che concordano con la ragione. Ora, ogni giudizio della ragione umana deriva in qualche modo dalla ragione naturale: è necessario che tutti i precetti morali appartengano alla legge di natura ma in maniera diversa. Infatti ci sono alcune cose che subito per se stesse la ragione naturale di qualsiasi uomo riconosce come da farsi o da non farsi, come ad esempio «onora tuo padre e tua madre» e «non uccidere, non rubare» (Es. 20, 12, 13, 15; Deut. 5, 16, 17, 19). E tali precetti appartengono in senso assoluto alla legge naturale. – Ci sono invece altre cose che con una più sottile considerazione razionale i sapienti giudicano come da osservarsi. E questi precetti, pur essendo di legge naturale, hanno tuttavia bisogno di una disciplina, con la quale i più giovani siano istruiti dai più sapienti, secondo l’espressione: «Davanti a un capo canuto alzati in piedi e onora la persona del vecchio» (Levit. 19, 32) e altre simili. – Ci sono invece altre cose per giudicare le quali la ragione umana ha bisogno degli insegnamenti divini che istruiscano sulle cose divine, come: «Non ti farai scultura né immagine alcuna»; «Non userai invano il nome del tuo Dio» (Es. 20, 4, 7; Deut. 5, 8, 11).
E in questo modo emerge la risposta alle obiezioni.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova