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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 107

Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

ARTICOLO 4

 

La legge nuova è più gravosa di quella antica?

 

 

Circa il quarto punto procediamo così. Sembra che la legge nuova sia contenuta più gravosa della legge antica. Infatti nel commentare il passo evangelico  «Chi avrà violato uno solo di questi precetti più piccoli» (Mt. 5, 19), il Crisostomo dice: «I comandi di Mosé sono facili da mettere in pratica: "non uccidere", "non commettere adulterio". Invece i comandi di Cristo, cioè "non ti adirare", "non desiderare", sono difficili da mettere in pratica». Dunque la legge nuova è più gravosa della legge antica.

 

2. Inoltre, è più facile godere della prosperità terrena che sopportare le tribolazioni. Ma nell'antico Testamento la prosperità temporale seguiva dall'osservazione della legge antica [Deut. 28, 14]. Invece coloro che osservano la legge nuova ne hanno molteplici avversità, come si dice nella Seconda Lettera ai Corinzi (6, 4 e ss.): «In ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, ecc...». Dunque la legge nuova è più gravosa di quella antica.

 

3. Inoltre, ciò che si aggiunge ad un altro, sembra essere più difficile. Ma la legge nuova si aggiunge a quella antica. Infatti la legge antica proibiva lo spergiuro, la legge nuova anche il giuramento; la legge antica proibiva il separarsi dalla moglie senza il libello del ripudio, la legge nuova lo proibisce del tutto, come appare dal Vangelo di Matteo (5, 31 e ss.), secondo le spiegazioni di Agostino [1 De Serm. Dom. in Monte, 14, 17; 19 Contra Faustum, 23, 26]. Dunque la legge nuova è più gravosa di quella antica.

 

Ma di contro vi è ciò che nel Vangelo di Matteo (11, 28): «Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi». E Sant’Ilario spiega: «Egli chiama a sé coloro che sono affaticati dalle difficoltà della legge e oppressi dai peccati del mondo». E poco dopo a proposito del giogo della legge evangelica aggiunge: «Il mio giogo è dolce, il mio peso è leggero». Dunque la legge nuova è più leggera di quella antica.

 

Rispondo dicendo che, riguardo alle opere della virtù, a proposito delle quali i precetti della legge vengono dati, si possono considerare due tipi di difficoltà. Alcune derivano infatti dalle opere esterne, che in se stesse presentano una certa difficoltà e gravosità.  E, quanto a questo, la legge antica è molto più gravosa di quella nuova, poiché obbligava ad un numero maggiore di atti esterni in una molteplicità di cerimonie, rispetto alla legge nuova, che ai precetti della legge di natura, aggiunge pochissime cose nella dottrina di Cristo e degli apostoli, sebbene in seguito sia stato possibile aggiungere alcune prescrizioni istituite dai Santi Padri. In queste ultime norme, tuttavia, Agostino stesso dice che si deve usare moderazione, affinché la vita dei fedeli non sia resa troppo onerosa. Parla infatti di alcuni uomini che «appesantiscono la nostra stessa religione, che la misericordia di Dio ha voluto fosse libera nella pratica di pochissimi e chiarissimi sacramenti da celebrare, con pesi servili, così da rendere più tollerabile la condizione dei giudei, i quali nell'osservanza dei sacramenti legali non sono soggetti a presunzioni umane» (Ad Inquisitionem Ianuarii,  ep. 55, c. 19).

Altre difficoltà nelle opere della virtù sono invece negli atti interiori: ad esempio è difficile che qualcuno compia un'opera della virtù prontamente e provando piacere. Proprio in questo è difficile la virtù: per chi non ha la virtù, ciò è molto difficile; ma è reso facile dalla virtù. Quanto a questo, i precetti della legge nuova sono più gravosi dei precetti della legge antica, dal momento che nella legge nuova vengono proibiti i moti interiori dell'animo, che invece non erano espressamente proibiti dalla legge antica, sebbene lo fossero in casi particolari, nei quali tuttavia alle proibizioni non era aggiunta alcuna ulteriore pena. Ora, questo è difficilissimo per chi non ha la virtù; così anche Aristotele dice che compiere le opere dell'uomo giusto è cosa facile, ma compierle nel modo in cui le compie l'uomo giusto, cioè prontamente e con piacere, è difficile per chi non ha la giustizia [Eth. Nic. 5, 9]. E così si dice anche nella Prima Lettera di Giovanni (5, 3): «I suoi comandamenti non sono gravosi». Parole che Agostino spiega così: «Non sono gravosi per chi ama, ma sono gravosi per chi non ama» [De Nat. et. Grat., 69].

 

Risposta al primo argomento: in quel passo si parla espressamente della difficoltà della legge nuova quanto alla repressione dei moti interiori.

 

Risposta al secondo argomento: le avversità che soffrono coloro che osservano la legge nuova, non sono imposte dalla legge stessa, ma tuttavia mediante l'amore, in cui la legge stessa consiste, sono tollerate facilmente, poiché come dice Agostino (De Verbis Domini, S. 70, c. 3): «L'amore riduce quasi a nulla ogni crudeltà e ogni barbarie».

 

Risposta al terzo argomento: quelle cose che sono aggiunte ai precetti della legge antica, sono finalizzate a questo: che sia più facilmente realizzato ciò che la legge antica comandava, come dice Agostino. Perciò questo non mostra che la legge nuova è più gravosa; mostra piuttosto che è più facile.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova