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SAN TOMMASO D'AQUINO

 

SULLA LEGGE

 

SOMMA TEOLOGICA

PRIMA SECUNDAE (I-II)

(Trad. Giuseppina D'Addelfio)

QUAESTIO 108

Sulle cose che sono contenute nella legge nuova

ARTICOLO 2

 

La legge nuova ha disposto in maniera sufficiente riguardo agli atti esterni?

 

 

Circa il secondo punto procediamo così. Sembra che in maniera non sufficiente la legge nuova abbia disposto riguardo agli atti esterni. Alla legge nuova infatti appartiene principalmente la fede operante attraverso la carità, secondo quanto è nella Lettera ai Galati (5, 6): «In Cristo Gesù non ha valore né l’essere circonciso né l’essere incirconciso, ma la fede che opera attraverso la carità». Ma la legge nuova esplicitò i dogmi che nella legge antica non erano espliciti, come quello della fede nella Trinità. Dunque si doveva aggiungere anche qualche atto esterno di carattere morale, che non era determinato nella legge antica.

 

2. Inoltre, nella legge antica non solo furono istituiti dei sacramenti, ma anche cose sacre, come è stato detto sopra [q. 101, a. 4; q. 102, a. 4]. Ma nella legge nuova, sebbene vengano istituiti alcuni sacramenti, tuttavia nessuna cosa sacra sembra essere stata istituita dal Signore, ad esempio, quelle che riguardano la santificazione di qualche tempio o di qualche vaso, o anche qualche solennità da celebrare. Dunque la legge nuova non dispose in maniera sufficiente gli atti esterni.

 

3. Inoltre, nella legge antica, così come vi erano osservanze relative ai ministri di Dio, così vi erano quelle relative al popolo, come è stato detto sopra, trattando delle cerimonie della legge antica [q. 101, a. 4; q. 102 a. 6].  Ma nella legge nuova sembra siano state date delle osservanze per i ministri di Dio, come emerge dal Vangelo di Matteo (10, 9): «Non vogliate oro, né argento, né denaro nelle vostre cinture» ed altre cose che seguono, nonché da alcuni passi del Vangelo di Luca [9 e 10]. Dunque nella legge nuova dovevano essere date anche alcune osservanze riguardanti il popolo.

 

4. Inoltre, nella legge antica, oltre ai precetti morali e cerimoniali, vi erano anche alcuni precetti giudiziali. Nella legge nuova invece non viene dato alcun precetto giudiziale. Dunque la legge nuova non dispose in maniera sufficiente le opere esteriori.

 

Ma di contro vi è ciò che il Signore dice: «Chiunque ascolta le mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato all'uomo saggio che edificò la sua casa sopra la roccia» (Mt. 7, 24). Ora, il saggio costruttore non trascura niente delle cose che sono necessarie all'edificio. Dunque nelle parole di Cristo sono state poste in maniera sufficiente tutte le cose che riguardano la salvezza umana.

 

Rispondo dicendo che, come è stato detto sopra [art. prec.], la legge nuova, riguardo agli atti esteriori, doveva comandare o proibire solo quelle cose attraverso le quali siamo introdotti alla grazia o che riguardano assolutamente il corretto uso della grazia. E poiché non possiamo conseguire la grazia da noi stessi, ma solo attraverso Cristo, cioè mediante i sacramenti attraverso i quali abbiamo la grazia, il Signore stesso li istituì: il battesimo, l'eucaristia, l'ordine dei sacerdoti della legge nuova – istituendo gli apostoli e settantadue discepoli –, la penitenza e il matrimonio indissolubile. Inoltre promise la confermazione mediante la discesa dello Spirito Santo. E per suo comando gli apostoli guarivano gli infermi guarendoli con l'olio [Mc. 6, 13]. Questi sono appunto i sacramenti della legge nuova.

Ora, il retto uso della grazia consiste nelle opere della carità. Queste, in quanto sono atti indispensabili alla virtù, riguardano i precetti morali, che sono insegnati anche nella legge antica. Di conseguenza, rispetto a questo, la legge nuova non doveva aggiungere nulla a quella antica circa gli atti esterni. – Invece, la determinazione di codesti atti in ordine al culto di Dio apparteneva ai precetti cerimoniali della legge; e, in ordine al prossimo, ai precetti giudiziali, come è stato detto sopra [q. 99, a. 4]. Ecco perché queste determinazioni non sono in se stesse necessarie alla grazia interiore, nella quale la legge consiste; quindi non cadono sotto i precetti della legge nuova, ma sono lasciati all'arbitrio umano: alcuni di questi all'arbitrio dei sudditi, cioè quelle cose che riguardano i singoli; le altre all'arbitrio dei superiori temporali o spirituali, cioè quelle cose che riguardano l'utilità comune.

Così dunque la legge nuova, comandando o proibendo, non doveva determinare nessun’altra azione esterna, se non i sacramenti e quei precetti morali indispensabili per la virtù, come non uccidere, non rubare e altri di tal genere.

 

Risposta al primo argomento: le cose che riguardano la sede, sorpassano la ragione umana; di conseguenza, non possiamo pervenire ad esse se non attraverso la grazia. Ecco perché, al sopraggiungere di una grazia più abbondante, era necessario che venissero esplicitate più cose da credere. Ma alle opere della virtù noi siamo guidati dalla ragione naturale, che è la regola dell'agire umano, come è stato detto sopra [q. 19, a. 3; q. 63, a. 2]. Pertanto in quest’ambito non era necessario dare altri precetti oltre ai precetti morali della legge, che sono anche dettati dalla ragione.

 

Risposta al secondo argomento: nei sacramenti della legge nuova viene data la grazia, che viene solo da Cristo; perciò era necessario che essi fossero da lui istituiti. Ma nelle cose sacre non viene data alcuna grazia: ad esempio la consacrazione di un tempio o di un altare o di altre cose del genere, o anche nella stessa celebrazione delle solennità. Ecco perché l'istituzione di tali cose, poiché in se stesse non appartengono alla necessità della grazia interiore, è stata lasciata dal Signore ai fedeli e al loro arbitrio.

 

Risposta al terzo argomento: il Signore diede quei precetti agli apostoli non come osservanze cerimoniali, ma come norme morali. Ed essi possono essere intesi in due modi. Primo, secondo quello che dice Agostino (De Consensu Evangelist. 30), non come comandi, bensì come concessioni. Il Signore infatti concesse loro di poter affrontare il compito della predicazione, senza bisaccia, senza bastone e altre cose del genere, avendo la facoltà di ricevere il necessario alla vita da coloro cui predicavano; infatti aggiunge: «Poiché l'operaio è degno del suo cibo». Perciò non pecca, ma fa un'opera supererogatoria chi, nella predicazione, porta con sé il necessario per la vita, senza prendere nulla da coloro ai quali predica il Vangelo, come fece Paolo [1 Cor. 9, 4 e ss.].

Quei precetti poi possono essere intesi in un altro modo, ovvero secondo quello che spiegano i Santi Padri: agli apostoli sono state date norme temporali, provvisorie per quel tempo nel quale erano inviati per predicare in Giudea, prima della passione di Cristo. I discepoli avevano infatti bisogno, essendo come dei bambini sotto la cura di Cristo, di ricevere da lui speciali ordini, come i sudditi dai loro prelati, specialmente perché avevano bisogno di imparare a mettere da parte ogni sollecitudine temporale, rendendosi così idonei a predicare il Vangelo in tutto il mondo. E non meraviglia che, mentre ancora durava lo stato della legge antica e i discepoli non avevano ancora conseguito la perfetta libertà dello spirito, Cristo abbia istituito un certo modo di vivere. Queste norme che aveva istituito, nell'imminenza della passione, furono da lui abrogate, essendo i discepoli già abbastanza esercitati in esse. Di conseguenza egli disse: «"Quando vi mandai senza sacco, senza bisaccia e senza calzari, vi mancò mai nulla?" Ed essi risposero: "Nulla". Disse dunque loro: "Ma ora chi ha un sacco lo prenda; così pure anche la bisaccia"» (Lc. 22, 35 e ss.). Allora infatti era già prossimo il tempo della perfetta libertà, quindi dovevano essere lasciati totalmente al loro arbitrio in ciò che non è necessariamente connesso con la virtù.

 

Risposta al quarto argomento: anche i precetti giudiziali, considerati in se stessi, non sono necessari alla virtù nelle loro particolari determinazioni, ma solo per rispetto alla natura comune della giustizia. Ecco perché il Signore lasciò i precetti giudiziali come cose che dovevano disporre coloro che avrebbero avuto la cura spirituale o temporale degli altri. Ma riguardo ai precetti giudiziali della legge antica, spiegò alcune cose, a causa della cattiva comprensione dei Farisei, come sarà detto tra poco.

 

 
     

SULLA LEGGE

SULLA LEGGE IN GENERALE

I-II, q. 90, Sull’essenza della legge

I-II, q. 91, Le diverse leggi

I-II, q. 92, Sugli effetti della legge

SULLE PARTI DELLA LEGGE

Legge eterna

I-II, q. 93, Sulla legge eterna

Legge naturale

I-II, q. 94, Sulla legge naturale

Legge umana

I-II, q. 95, Sulla legge umana in se stessa

I-II, q. 96, Sul potere della legge umana

I-II, q. 97, Sul cambiamento delle leggi

Legge antica

I-II, q. 98, Sulla legge antica

I-II, q. 99, Sulla distinzione dei precetti della legge antica

I-II, q. 100, Sui precetti morali

I-II, q. 101, Sui precetti cerimoniali in se stessi

I-II, q. 102, Sulle cause dei precetti cerimoniali

I-II, q. 103, Sulla durata dei precetti cerimoniali

I-II, q. 104, Sui precetti giudiziali

I-II, q. 105, Sulla natura dei precetti giudiziali

Legge nuova

I-II, q. 106, Sulla legge nuova (che è la legge del Vangelo) in se stessa

I-II, q. 107, Sul confronto tra la legge nuova e la legge antica

I-II, q. 108, Sulle cose che sono contenute nella legge nuova